TESTIMONIANZE
Angela Calise
"Se potessi, lo rifarei", afferma sicura Angela Calise della provincia di Napoli, che del tirocinio come Assistente Turistico per disabili conserva un ottimo ricordo. Due le strutture dove ha lavorato: un albergo e un centro turistico giovanile gestito dalla curia vescovile sull’isola d’Ischia.
Strutture
Non avrei mai pensato che potesse essere così interessante lavorare nel settore del turismo per disabili. La mia prima esperienza è stata in un bell’hotel di Forio, una sorta di mini villaggio turistico nato con la ferma intenzione di voler promuovere l’integrazione sociale delle persone diversamente abili tramite attività capaci di coinvolgere tutti gli ospiti come, ad esempio, escursioni nella natura e laboratori creativi. La struttura, priva di qualsiasi barriera architettonica, è dotata anche di pullmini per il trasporto alle Terme e alla spiaggia convenzionata. Il Centro Turistico Giovanile, invece, agisce in un’ottica rigorosamente cristiana, ponendosi al servizio del turista o, meglio, del “pellegrino”. Tra le sue finalità promuovere progetti ed eventi religiosi garantendo accoglienza a normodotati e portatori di handicap.
Intervento
Presso l’Albergo ho potuto sperimentarmi come animatricecimentandomi soprattutto nell’organizzazione degli spettacoli e delle uscite. Tra le mie occupazioni principali c’era comunque l’accompagnamento degli ospiti nelle occasioni più diverse: le terapie e le visite mediche presso i centri termali ma anche le passeggiate nella natura. Ero io che sceglievo i luoghi, sempre non lontani dall’albergo e raggiungibili a piedi. Di solito presentavo l’itinerario agli utenti, fornivo tutte le informazioni e, una volta raggiunto il pieno accordo, esponevo il programma in bacheca. Spiegavo loro qual’era l’abbigliamento più consono all’escursione e quali erano le eventuali difficoltà. Devo dire che i turisti da me conosciuti erano tutte persone con una grande voglia di fare e soprattutto capaci di sorridere e sdrammatizzare di fronte agli inconvenienti più imprevedibili.
Una volta fummo sorpresi da un temporale che ci impedì di raggiungere la meta: fu l’occasione per riderci sopra e per rinnovare la voglia di tornarci…
Ci fu anche un episodio che mi richiese di agire con responsabilità in una situazione difficile. Tra gli ospiti c’era una signora asmatica e piuttosto ansiosa. A un certo punto fu colta da una crisi. Mantenendo la calma ma senza perdere tempo chiamai l’albergo e feci venire un’auto a prenderla. È stato per me un momento di crescita: ho capito che potevo contare su me stessa e sulle mie capacità professionali. Presso il Centro Turistico Giovanile ho invece svolto mansioni diverse: mi sono occupata del servizio informazioni e ho lavorato come guida nel progetto “Chiese Aperte”. La tipologia dell’utenza era un po’ diversa da quella dell’albergo. In questo caso l’ospite, più che un turista, era un pellegrino, animato da una forte fede e più disponibile a parlare di se stesso e della sua malattia.
È stato molto arricchente perché ho conosciuto persone che, pur soffrendo di patologie molto gravi, si distinguevano per la loro grande spiritualità.