TESTIMONIANZE
Maristella Giovannini
GLI OCCHI DEGLI ANZIANI
Riflessioni profonde sulla terza età ci giungono da Maristella Giovannini.
Occhi che sembrano non più abituati a guardare, a dire, a incuriosirsi, e che invece sanno vivere e raccontare storie: hanno solo bisogno di altri occhi che sappiano ascoltarli.
Mio padre è stata la prima persona che ho realmente assistito.
Ho cercato di alleviare le sue sofferenze, di farlo ridere, di manifestargli tutto il mio affetto e il mio amore soprattutto nei momenti di difficoltà. È stata proprio questa esperienza che mi ha fatto scoprire la mia particolare attitudine per la cura e l’assistenza agli anziani, persone che io considero speciali.
E il tirocinio che ho svolto in una Casa di Riposo in provincia di Rovigo non ha fatto che confermare la mia vera passione per questo lavoro. I miei timori dei primi momenti sono stati fugati in pochi giorni dagli stessi utenti, che hanno avuto con me un atteggiamento magnifico.
Mi hanno subito considerata e trattata come una persona di famiglia e per me ogni impegno è diventato immediatamente più leggero, fra sorrisi, parole, ricordi, emozioni, gioie e qualche lacrima. Così il mio saper fare è rapidamente cresciuto. Mi sono resa conto del fatto che offrire aiuto a un anziano, prendersi cura di lui, significa anzitutto aiutarlo a comprendere la propria situazione e il senso della sua storia, aiutarlo a superare la solitudine che l’attanaglia e il senso di inferiorità che lo porta a sminuire il valore di se stesso.
Perché la vecchiaia non è una malattia, ma una condizione di vita che comporta modificazioni organiche e psicologiche, quest’ultime spesso indotte dalla perdita di un ruolo sociale e familiare. Sono queste le cause per cui la persona diventa più bisognosa di umana solidarietà.
Per questo occorre far sentire loro che qualcuno si interessa davvero ai loro problemi, senza dare importanza alle loro difficoltà o inadeguatezze ma portandogli invece tutto il rispetto che meritano.
Ecco, comportandosi così è facile intravedere in uno sguardo apparentemente perso tutti i valori di un’intera esistenza, la famiglia, gli affetti, le vicende, le malattie, il timore della morte. E non si tratta solo di visioni negative. Anzi, spesso è fonte di profonda soddisfazione scorgere brillanti sprazzi di luce negli occhi degli anziani, vederli ricordare di gioia, simpatia, scherzo e gioco.
Tutto il tirocinio si è configurato per me come una relazione di aiuto, fatta di ascolto e cura. Volevo semplicemente dare senza pretendere nulla in cambio, né gratificazioni né riconoscimenti.
Eppure, nonostante la mia intenzione fosse solo quella di donare, generosamente e solidalmente, alla fine del tirocinio devo dire di avere anche ricevuto molto, e non solo affetto e simpatia, ma anche una buona conoscenza di me stessa, una grande capacità di ascolto, soprattutto la sicurezza di aver intrapreso il giusto percorso professionale.